Buoni pasto anche per i professionisti

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Buoni pasto anche per i professionisti

La soluzione del buono pasto, da consumare durante la pausa pranzo, è molto amata da datori di lavoro e dipendenti. Ma può costituire una risorsa anche per i lavoratori autonomi.

Articolo di Paolo Subioli

Quanto puoi risparmiare con questa soluzione: da 10 a 100 euro al mese.

Sono ormai moneta corrente tra i lavoratori dipendenti, che li usano non solo per consumare il pasto giornaliero al bar preferito, ma anche per fare la spesa al supermercato sotto casa. I buoni pasto – noti anche come “Ticket restaurant”, dal nome della più famosa ditta che li distribuisce – costituiscono una delle forme più amate di contenimento dei costi dovuti allo Stato, che mette d’accordo datori di lavoro e lavoratori.

Secondo le attuali regole, i buoni pasto sono esclusi dal reddito imponibile, fino al limite complessivo giornaliero di 5,29 euro. Questo significa che il datore di lavoro può corrispondere ai propri dipendenti, sotto questa forma, parte del reddito a loro spettante. Il totale annuo è circa 1.200-1.300 euro. Il dipendente non ci paga le tasse e il datore è esonerato dagli oneri previdenziali. E tutti sono contenti.

Molti clienti di Amelya, sia titolari di imprese che professionisti, hanno imparato queste regole e chiedono ogni trimestre, alla propria Assistente Personale, di effettuatre l’ordine dei buoni pasto, in base al fatturato previsto per l’anno in corso.

Regole semplici

Ma le aziende non sono obbligate a concedere i buoni pasto. La loro erogazione come benefit può essere frutto solo di uno specifico accordo, in fase di contratto. L’importo del singolo buono pasto può anche essere superiore ai 5,29 euro, essendo tale cifra insufficiente, in molte realtà, a garantire un pasto presso uno degli 80 mila esercizi convenzionati distribuiti su tutto il territorio Italiano. Ma, in questo caso, il datore di lavoro non ha alcun vantaggio per la parte eccedente i 5,29 euro. La presenza dei buoni pasto nel rapporto di lavoro deve essere espressamente specificata nella lettera di assunzione.

Ci sono comunque dei limiti da rispettare:

  • i buoni pasto vanno distribuiti ai dipendenti in base alle giornate di effettiva presenza;
  • non sono cumulabili, né cedibili, né commercializzabili, né convertibili in denaro;
  • sono utilizzabili esclusivamente per l’intero “valore facciale”;
  • vanno utilizzati entro un certo limite temporale, riportato sul buono stesso.

Ciò non impedisce ai lavoratori, pertanto, di estendere l’uso dei buoni, dal pasto giornaliero all’acquisto generico di articoli presso esercizi come i supermercati.

Il risparmio

indennità sostitutiva di mensa

Fonte: BuonChef.

Un’opportunità per i professionisti

Non tutti sanno, però, che la stessa disciplina può essere applicata anche ai lavoratori autonomi, i quali possono acquistare i buoni pasto e poi portare in deduzione del reddito imponibile la relativa fattura, fino un importo massimo totale pari al 2% del proprio fatturato. In tale percentuale vanno incluse anche le spese per gli alberghi. L’IVA al 10%, invece, non è detraibile.

Acquistare i buoni pasto è molto facile. Stimata la cifra complessiva annuale, in base al proprio reddito, si possono effettuare acquisti di buoni in una sola tranche (ma va anticipata tutta la spesa), oppure trimestralmente. I buoni possono essere acquistati da una qualsiasi delle oltre 20 “società emettitrici” oggi presenti sul mercato, ma bisogna valutare quali sono più presenti nel proprio territorio di riferimento. Quindi consigliamo di fare prima un’indagine osservando gli adesivi apposti sulle porte di ingresso dei locali che si frequentano.

Un altro elemento di valutazione è la facilità di acquisto. Società come Ristomat Day consentono di ordinare e pagare tutto a distanzacon la carta di credito e facili procedure. Altre richiedono addirittura assegni circolari. Quindi è meglio informarsi prima anche su questo punto.

Disciplina fiscale dei buoni pasto per categorie diverse dai lavoratori dipendenti

Disciplina fiscale dei buoni pasto

Fonte: Ristomat.

La carica dei due milioni

Quello dei buoni pasto è un mercato ampio, del valore complessivo, in Italia, di 2,3 miliardi di euro, con alcune caratteristiche peculiari. Sono oltre 7 milioni gli occupati che pranzano fuori casa: in mensa (34%), al bar (16%), al ristorante (21%) o direttamente sul luogo di lavoro (38%) con il pasto comprato o portato da casa. Di questi, 2,2 milioni usufruiscono dei buoni pasto. Altri 13 milioni preferiscono pranzare a casa.

Il fenomeno del buono pasto va collocato storicamente. Se la creazione delle mense aziendali è stato un fenomeno tipico degli anni ’70, a seguito delle grandi lotte sindacali, i buoni pasto rappresentano una successiva risposta, da un lato, alla frammentazione dell’economia italiana in aziende di piccole dimensioni e, dall’altro, alla sempre maggiore sofisticazione e frammentazione dei gusti e degli stili di vita.

Il ricorso ai buoni pasto è molto poco uniforme, nel Paese. Più diffusi nel Nord-Ovest, patria delle grandi aziende manifatturiere, e alCentro, principale polo di presenza della Pubblica Amministrazione, sono meno utilizzati al Sud e in misura ancora minore nel Nord Est.

Nei prossimi anni è probabile che assisteremo ad una migrazione di professionisti e lavoratori autonomi verso questa forma di consumo dei pasti, alla ricerca di un’ulteriore formula per contenere le spese.

Quote di mercato (2005)
Marchio  %
 1 Ticket Restaurant  39,7
 2 Passlunch  11,2
 3 Day  8,8
 4 Buonchef  8,5
 5 Qui! Ticket  7,8
6 Pellegrini Card  5,3
 7 Ristomat  5,2
 8 Lunch Coupon  4,4
 9 City Time  4,4
 10 Blu Ticket  2,1
Altri 2,5

Fonte: Fipe/Confcommercio.

Documenti da scaricare

Link

  • Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (Norma di riferimento per il settore. Secondo l’Art. 17, “Sono esclusi dalla base imponibile per il computo dei contributi di previdenza e assistenza sociale e per gli effetti relativi alle conseguenti prestazioni i corrispettivi dei servizi di mensa e di trasporto predisposti dal datore di lavoro con riguardo alla generalità dei lavoratori per esigenze connesse con l’attività lavorativa, nonché i relativi importi sostitutivi, entro determinati tetti stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e della Previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro.”)
  • Buoni pasto – Normativa fiscale

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